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4月24日 PrologoNotte. Una delle tante di quel mese di settembre. L’estate volgeva al termine portandosi dietro i ricordi, gli odori, le emozioni. Non ha il coraggio di lasciarsi nulla dietro, simile a quel vento che gli carezzava il viso, dissolvendo le nuvolette di fumo che ricacciava via dai polmoni. L’ennesima sigaretta rubata alla Madre. Aveva un’abilità innata per queste cose. Silenzioso, astuto, cauto, paziente. Sapeva attendere il momento adatto, restando nell’ombra fin quando non vi era silenzio in casa, disteso fra le lenzuola del proprio letto. Poi, quando era certo che la notte la aveva avvolta, si lasciava scivolare lungo le coperte fino a terra, strisciando fuori dalla stanza. Si fermava solo quando le luci dell’allarme vibravano. Una precauzione necessaria. Infine raggiungeva la cucina in punta di piedi. Ancora buio. Pallida era la luce del lampione all’esterno che filtrava attraverso le imposte di ferro. Luce più che sufficiente. Era lì, sul tavolo. Gli ci voleva poco e già strisciava nuovamente nel corridoio, silenzioso quasi quanto la notte, inquietante. Una volta in camera apriva le imposte identiche a quelle della cucina e si lasciava il Mondo alle spalle. Lì, immerso nella notte, solo i pensieri sapevano rapirlo. Un ultimo rumore a distrarlo. L’accendino aveva fatto il suo lavoro e miseramente usciva di scena scivolando nella tasca dei pantaloncini indossati per la notte. Poggiava incurante i gomiti sull’inferriata scura e sporca, lasciandosi andare. Chiudeva gli occhi ogni volta che un alito di vento gli baciava il viso candido, gli scompigliava i capelli scuri, gli strappava una parte dei suoi ricordi. Perché ricordare è in un certo senso perdere i propri ricordi. Così era. Lo sapeva fin troppo bene, lui che era abituato a vivere di soli ricordi, ad accontentarsi di ciò che il cuore riusciva a conservare, ad assaporare ognuno di quegli attimi una seconda volta soltanto, giusto prima che quel vento glieli strappasse dall’anima. Quella notte, una come tante, le stelle vibravano più intensamente nel cielo. Vedeva anche la Luna crescente. Poco più che uno spicchio pallido. Tagliava il cielo in due come solo Lei sa fare. Stupenda. Aspira. Un altro tiro da quella stramaledettissima sigaretta. Non ricordava più quando aveva incominciato a farlo. Era stato per una ragazza. Una di quelle che a quindici anni ti cambiano la vita. E lei lo aveva fatto. Ora, a diciotto anni già compiuti, ciò che gli restava era quell’assurdo vizio, i ricordi e il vento a rubarglieli. La notte non faceva altro che da complice. Sfondo di un delitto che si consumava oramai notte dopo notte. Ancora un altro tiro, questa volta più prolungato. La testa gli girava, la gola bruciava e il sapore del tabacco era forte in bocca. Quasi lo nauseava ma lui trattenne il respiro. Tutto di un fiato lo ricacciò via e questa volta la nuvola di fumo ci mise più tempo per dissolversi. Colpa del vento. Non lo sentiva più accarezzargli la pelle, baciargli il viso, scompigliargli i capelli. Attorno c’era solo silenzio. Un silenzio opprimente, un silenzio rumoroso più di qualunque altro suono. Un ultimo tiro prima di gettarla nel vuoto. Seguiva la caduta con gli occhi così come un bambino segue qualcuno che gli sta a cuore. La cenere ancora ardente si disperdeva sull’asfalto prima di disgregarsi e spegnersi. Lontano un cane abbaiò, un gatto scappò dal suo inseguitore, miagolando disperato. Si voltò, infilandosi nuovamente in camera. Un ultimo sguardo al cielo prima di chiudere le imposte. La sveglia segnava le TRE e QUARANTA. Dettaglio insignificante. Nuovamente lo accolsero le lenzuola, avvolgendolo e coccolandolo. Nascose lo sguardo al soffitto pensando al domani. Sentiva, in cuor suo, che tutto sarebbe cambiato. Sentiva che presto avrebbe capito. Sentiva, e con quel rumore nelle orecchie la Notte se lo portò via. 4月20日 Perso…
E se non fossi affatto?
4月10日 Nella mia testaStasera sei nella mia testa più di quanto dovresti Ti penso, si., e non posso farne a meno. Sei come una droga. Quasi come le sigarette che oggi ho fumato una dopo l’altra. L’altra notte ti ho sognato, litigavamo. Perché? Non saprei dirlo a chi potrebbe domandarmelo. No, non saprei dirlo perché non ricordo quell’assurdo sogno. Non ricordo il perché, ricordo soltanto che c’eri tu, c’ero io e poi.. Ricordo un litigio, ma non lo vedo nella mia testa. Vedo soltanto te, ogni tanto, vagare nella mia testa e poi andare via senza spiegazioni, senza attendere che l’immagine si faccia nitida e possa restare impressa nella mente. Ce l’hai un attimo per me? A quanto pare, no. A quanto pare, non hai tempo da dedicarmi, non ne hai mai avuto vero? Tanto, hai deciso di andartene quando più ti ha fatto comodo. Mi hai lasciato, lo sai? Ti odio anche se non è vero. Ti odio perché sei andato via. Ti odio perché mi manchi da morire. Ti odio perché vorrei piangere. Ti odio perché in realtà sento il bisogno di te. Ti odio… Dove sei .. ? 4月6日 PassioneGiorni di Malinconia follia sfrenata, incontrollata passata, dimenticata e poi tornata rimembrata e assaporata odiata, bruciata, distrutta maledetta e .. bramata desiderata, attesa, voluta, cercata amata, odiata Passione Come vorreiMi torni in mente.. Ti sto pensando quando non dovrei.. Che sciocca sensazione di una voglia che non dovrei avere.. Che sciocca passione.. Cosa faccio qui con i tuoi occhi nella testa? Sono solo stupidi ricordi.. Di stupido c'i sono solo io.. Di stupido c’è solo il mio cuore.. Tu esisti dentro me.. Fuori ti ho perso da una vita..
Io sono un uomoL’uomo è schiavo di se stesso .. Eterna distruzione.. Processo irreversibile.. Che abbatte.. Quanta forza ho per resistere? |
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